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Come l’intero universo è composto da suoni, uno dei più importanti in Ayurveda è il Mantra recitato per il dio Dhanvantari, il Dio della Medicina

IL MANTRA PER ECCELLENZA

Om namāmi dhanvantarim ādidevam
Surāsurairvandita pādapadman
Loke jarāruk bhayamrutyunāsham
Dhātāramīsham vividhaushadīnām

(Mi inchino a te, O Signore Dhanwantari, incarnazione della perfetta salute, i cui piedi di loto sono
rispettato dai saggi e dai meschini, ti chiedo umilmente di eliminare la vecchiaia, la malattia, la

paura e la morte attraverso la Tua presenza in tutte le erbe medicinali)

Dhanvantarim ramānādham
Sarvaroga nivārakam
Āyurveda pravattāram
Vande pīyushadāyakam
Omśanti, śanti, śanti

(O consorte di Lakshmi, ti prego sradica tutte le malattie, in lode all’Āyurveda, prego che Tu mi

benedica con il nettare dell’immortalità)

 

STORIA

“Poiché nei tempi più antichi l’Ᾱyurveda è stato concepito ed insegnato da alcuni saggi, certi studiosi sostengono che l’Ᾱyurveda ha un inizio. In effetti non è così, non si conosce un periodo in cui l’Ᾱyurveda non fosse esistente e dopo il quale venne alla luce.
Come il calore del fuoco e la liquidità dell’acqua, l’Ᾱyurveda o scienza della vita è cosa innata e per esistere non ha bisogno di alcuno sforzo da parte degli umani.”
(Caraka Saṃhitā, Sūtrasthāna, XXX, 27)

L’India si presume sia stata creata circa 165 milioni di anni fa dopo la deriva dei continenti, ma i primi insediamenti risalgono a circa 6000 anni fa. Queste civiltà si insediarono nei pressi dei fiumi più importanti dell’india come l’Indo, Gange (Ganga) e Brahmaputra.
A partire dal 2300 a.C. inizia un processo di urbanizzazione, che porta alla nascita di grandi città nella valle del fiume dell’Indo. Queste due grandi città sono state identificate con il nome di Harappā e Mohenjo-Daro, le quali rappresentano la chiave per la storia dell’India.

Mohenjo-daro “Monte dei Morti” Harappā (www.harappa.com)

La civiltà della valle dell’Indo è composta da oltre mille siti archeologici e si estende per quasi due milioni di chilometri quadrati, abitati nell’antichità da circa quarantamila persone.
Le due civiltà erano sorprendentemente uniformi e stabili fino a quanto non hanno iniziano un processo di declino. Questo declino o la scomparsa totale delle civiltà vallinde non sono ben specificate, in quanto vengono fornite molte ipotesi a tal punto. In alcuni testi si parla di inondazioni, terremoti, calamità naturali, disboscamenti e siccità.
Durante gli scavi avvenuti a Mohenjo-Daro gli archeologi ritrovarono ben 14 scheletri di cui 13 adulti e 1 bambino. E dopo le analisi fatte vennero alla conclusione che, tra tutte le ipotesi fornite la più vicina alla realtà potrebbe essere che, le civiltà della valle dell’indo siano stata invase dagli ārya (nobili), ovvero civiltà provenienti da zone limitrofe o addirittura europee. Di civiltà esterne od ārya si parlava anche nei veda e proprio lì vennero menzionati per la prima volta.
In questi siti e non solo, sono stati ritrovati anche dei sigilli con dei disegni, come il sigillo di Paśupati, la Ballerina di Mohenjo-Daro e l’Unicorno vallinto, quindi tutte scritte o simboli che, sebbene molti sostengono di averli decifrati, di fatto ancora non lo sono.

 

L’Āyurveda è tra le Scienze Mediche più antiche e in memoria dell’uomo e la sua peculiarità è che non si basa solamente su un aspetto medico-pratico, ma anche su un aspetto filosofico e spirituale.

Fra i suoi obiettivi troviamo:
il dharma: che sostiene l’ordine dell’universo ed implica delle leggi e delle regole stabilite dalla natura stessa per raggiungere la salute e la felicità;
l’artha: la giusta comprensione di sé stessi e le ricchezze;
il kāma: il desiderio sincero quello che non ferisce gli altri;
e la mokṣa: la liberazione spirituale.
Cakrapāṇi a proposito dei 4 obiettivi dell’uomo scrive: “il Dharma è così detto per il fatto di sostenere.
Esso è strettamente associato con lo spirito della persona ed è inferito dall’osservazione dei suo effetti. Artha sono l’oro e le altre ricchezze, kāma è il fatto di desiderare, abbracciare la donna amata, mokṣa è la liberazione

dal flusso della trasmigrazione. La salute è l’equilibrio dei costituenti corporei e deriva dall’assenza di malattia” (C.S. Sūt, cap. I, pag. 11, nota 14 –Tradotto E. Iannaccone).
Nell’Aṣṭāñga Hṛdayam, cap. I, 2, i quattro obiettivi vengono descritti nel seguente modo: “la persona desiderosa di lunga vita che è lo strumento per raggiungere il dharma (giustizia), artha (ricchezza) e sukha (felicità) dovrebbe riporre la massima fede negli insegnamenti di Āyurveda” –
la parola sukha riassumeva, definiva e racchiudeva le parole Kāma e Mokṣa.
Quindi per raggiungere la serenità, vivere in armonia e infine non reincarnarsi come scopo ultimo dovremmo seguire tutti gli insegnamenti che l’Āyurveda ci dona.
La filosofia ayurvedica è tra le più complete o perfette, in quanto nasce dal raggruppamento dei migliori poemi come Mahābhārata, Bhagavad-gītā (libro VI del Mahābhārata) e Rāmāyaṇa, e dai sistemi di pensiero e delle scuole dell’India che sono: le fiolosife Darśana āstika (coloro che riconoscono l’autorità dei Veda) e più precisamente:
Nyāya, Vaiśeṣika, Sāṃkhya (dualista), Yoga, Pūrva Mīmāṃsā e Uttara Mīmāṃsā o Vedānta (non duale); e dalle filosofie Darśana nāstika (coloro che non riconoscono l’autorità dei Veda) e più precisamente:
Jaina Darśana, Buddhismo e Chārvāka.
La parte più medico-pratica, è invece stata ricavata da varie opere e compendi che vengono classificati e suddivisi in due categorie:
a) la prima e lo Śruti (ciò che è stato udito) che racchiude tutte le opere tramandate oralmente come i Veda, Brāhmaṇa, Āraṇyaka ed Upaniṣad;
b) e la seconda è lo Smṛti (memoria) che sono tutte quelle scienze applicate o minori ai Veda e sono: gli Upaveda, Vedāṅga, Itihāsa (Mahābhārata, Bhagavad-gītā e Rāmāyaṇa), i Purāṇa e i Sūtra (Dharma-Śāstra e i Darśana come sopra riportati).
I quattro Veda o saṃhitā (raccolte) di mantra sono:

La Ṛg veda (sapienza delle strofe): che è composto da 1028 sūkta (inni) di lode rivolti alla divinità.

La Sāma Veda (sapienza dei canti o raccolta delle melodie): è il compendio composto da canti di preparazione al sacrificio e sono quasi tutti interamente basati sul Ṛg Veda. Questa raccolta è divisa in due parti, ed è composta da circa 1810 strofe;

la Yajur Veda (sapienza delle formule o raccolta delle formule sacrificali): è il compendio che racchiude tutti gli inni sacrificali che venivano recitati durante il sacrificio e si snoda in due recensioni:
“1) lo Yajur-Veda bianco (Śukla-Yajur-Veda), contenente le sole formule espresse in mantra che il sacerdote celebrante mormorava durante il rituale;
2) lo Yajur-Veda nero (Kṛṣna-Yajur-Veda), contenente anche una sorta di commentario in prosa, con la funzione di spiegare il significato delle formule sacrificali e il simbolismo “occulto” sottostante delle pratiche ritualistiche” (Diego Manzi, Scintille di Ordine Eterno, cap. III, pag. 292);

e l’Atharva Veda (sapienza degli incantesimi o raccolta delle formule magiche): l’ultimo compendio e più giovane di tutti nel quale troviamo magia bianca e nera, cosmologia e filosofia.

Con il tempo questi testi vennero accompagnati da ulteriori opere come richiamate sopra che troviamo con il nome di Brāhmana (testi sacrificali), in Āraṇyaka (libri delle foreste) e Upaniṣad (testi filosofici ed arcani), da quest’ultime però iniziarono a svilupparsi le varie correnti filosofiche indiane.
L’Āyurveda quindi non sappiamo quanto sia nata perché tutto in India non è databile, l’unica cosa che possiamo sapere con certezza che questa antichissima scienza è stata collocata all’interno delle scienze secondarie, perché riportata all’interno delle “Upaveda”.

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Michela, Terapista in Āyurveda

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